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18.1.2008

La guerra del caffè è cominciata. McDonald’s, il colosso americano del fast food, ha deciso di lanciare un’offensiva su scala planetaria nel settore del «beverage», cioè caffè, valore stimato in 12 miliardi di dollari, e di sfidare un altro gigante a stelle e strisce, Starbucks del re dei coffe-shop Howard Schultz. Un «big business». Secondo esperti offre ampi margini di guadagno e prospettive di crescita, da qui al 2011, soprattutto nel Nord America, del 4-5% l’anno. Interessa anche altri marchi - Dunkin’ Donuts, Caribou Coffee, Tim Hortons, Gevalia. Questione di portata: il loro campo di battaglia non si ferma agli States, dove agiscono le altre griffe, ma è globale.
Si tratta di angoli specifici (ampi almeno 10 mq) da ricavare all’interno dei 14 mila ristoranti già presenti nel mondo, attraverso i quali penetrare come un cavallo di Troia nel mercato. Modifiche progetatte anche in Europa, a cominciare da Spagna, Germania, Regno Unito. In Francia apriranno entro la fine dell’anno una cinquantina di McCafé e se i risultati saranno positivi ne seguiranno altri 330 entro il 2010. In Italia ve ne sono già 48 e - secondo il piano aziendale di McD Italia, non ancora pubblicizzato - dovrebbero salire a 90 entro fine 2008, per un investimento annuo di 2,4 milioni. McDonald’s calcola che il caffè (e affini) dovrebbe portare un incremento delle vendite di un miliardo di dollari l’anno, e schiaccia sull’acceleratore. L’unico problema? Convincere i proprietari dei ristoranti (l’80% sono in franchising), che per allestire e lanciare un McCafé devono spendere 100 mila dollari. Per ora fanno resistenza.